Ci vuole intelligenza!

Ci vuole intelligenza!

Ovvero l’intelligenza e l’anima.

I robot avranno un’anima? La domanda è mal posta. O meglio non dovrebbe essere neanche formulata. Mal posta perché noi abbiamo solo il progetto di costruire macchine intelligenti.  Noi non abbiamo il progetto di ricostruire un “umano artificiale”. Il nostro intento è costruire macchine  capaci di svolgere attività che appaiano  simili alle attività degli esseri intelligenti. In futuro prossimo, magari, macchine  che svolgano attività davvero intelligenti. La distinzione è sottile ma profonda. È la differenza tra ciò che appare intelligente ma intelligente non è da ciò che intelligente lo è. Se, poi, mi costringete a rispondere allora vi dirò di no. Un robot, una macchina non avrà “anima”. Ma per ragioni che non sono legate alla loro intelligenza.  

Ci vuole intelligenza!

Per l’anima ci vuole intelligenza. E voi non immaginate quanto saranno intelligenti i robot del futuro. Diventeranno intelligentissimi. Lo diverranno  per effetto di due straordinarie rivoluzioni che riguardano l’intelligenza artificiale,  gli algoritmi.  Ovvero la loro capacità di calcolo. Una si chiama “algoritmo quantistico” un calcolo basato sull’entalgament. Un effetto capace di garantire il  calcolo istantaneo. Miliardi e miliardi di operazioni svolte istantaneamente. Istantanei, non perché tanto veloci da non essere misurabili, no istantanei perché contemporanei. La chimera di ogni matematico. L’altra ci sarà data dalla natura con i suoi straordinari  algoritmi genetici. Con essi noi attribuiremo ai robot alcune capacità che ci sono  date dalla selezione naturale. Ovvero la capacità di adeguarsi spontaneamente ai mutamenti esterni e la capacità di evolvere. L’abilità di apprendere i mutamenti ed incamerarli nella loro intelligenza. I robot del futuro saranno intelligentissimi, adattatavi ed evolutivi. 

E che intelligenza! 

Ma l’intelligenza non è solo calcolo. È un un misterioso intreccio fatto da attitudini di elevata astrazione che devono prima essere “compresi” ancor  prima di essere “implementati”.  

Ma tranquilli  la sfida è lanciata. La prima riguarda la capacità che avranno  i robot di “sentire” il “modo esterno”. Ovvero sentire che cosa e chi è intorno a loro. La sfida è lanciata dalla Intel e si chiama “sensazione”.  Lo scopo è di comprendere e far comprendere ai  robot la sensazione. Prima però dovremmo noi capire che cosa è la sensazione. Non si tratta di misurarla o di codificarla mediante la sua carica di dati e di informazioni  ma di coglierne tutta la potenza evocativa e cognitiva che in essa risiede. 

In  un recente viaggio ho partecipato a vari workshop sulla “amicizia “ tra robot.  Fisici, filosofi, matematici, sociologi e informatici ci siamo interrogati per due giorni sul concetto di “amicizia“. E come trasferirlo ai robot. Che cos’è l’amicizia? Perché l’amicizia? Dove risiede l’amicizia? Ci può essere amicizia tra robot? E tra uomo e robot ci può essere amicizia? Noi non conosciamo la risposta a tutte queste domande ma le riflessioni che sono state fatte sono profonde. E ci hanno consentito di definire il legame dell’amicizia. Come vedete la sfida dell’intelligenza verso l’astrazione è lanciata. Potrei continuare a raccontarvi altre frontiere di questa sfida. 

Allora perché escluderlo? 

Ma allora perché escludere la questione dell’anima nel  futuro dei robot. Poiché io credo che la sfida non sarà sulle cose che riusciremo a sapere e a calcolare. Sarà proprio l’opposto. Sulle cose che non sappiamo e che non riusciamo a sapere. Quando un robot, una macchina, una intelligenza artificiale esegue un calcolo che non ha riposta è solo una macchina che tratta inconsapevolmente numeri.  E lo farebbe per un tempo infinito 

Quando un uomo ammira un qualcosa che non può comprendere e non riesce a trovare risposta allora, in un instante in un solo istante, contempla il mistero. E su cui  non riesce a trovare risposta e non riesce a pronunciare parole allora è perché non ci sono risposte da trovare, non ci sono parole da pronunciare. Egli è un uomo che ammira il mistero. È un uomo mosso dalla sua anima verso il mistero dell’universo, della morte, del dolore, dell’amore. Misteri.  Misteri  attorno a se,  misteri dentro di se. 

Salvatore Cavallo

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