Immaginare il futuro

Immaginare il futuro

Noi abbiamo bisogno di immaginare il futuro. Poiché immaginarlo è anche pò costruirlo e meritarlo. Poiché rinunciare a farlo ci costringerebbe a vivere in una inaccettabile incertezza, in una smarrita solitudine. E’ il futuro che da il “senso” alle cose che facciamo. Passato e presente assumono il loro “senso” solo nel futuro che immaginano e determinano. Ed in più noi abbiamo una innata propensione alla costruzione. Costruire, costruire qualunque cosa. Ma per costruire una qualunque cosa dobbiamo prima immaginarla. Non necessariamente  progettarla ma spesso solo immaginarla. Poiché molte cose si costruiscono senza progettarle ma solo immaginandole. La società, per esempio, è così. Non può essere progettata ma deve essere immaginata.

Ho svolto vari lavori interessanti e tutti connessi, in parte o in tutto, alla matematica. Molta applicata a studiare come va il mondo, ma molta anche applicata a studiare come va la società e l’economia, come esse sono ora e come esse saranno nel futuro. Due fini che appaino molto differenti fra loro ma che, con il tempo, ho iniziato a confondere. Io vi parlerò di ciò che ho capito della  società,  dell’economia e, naturalmente,  del mondo.  Vi parlerò di come io  immagino il futuro. Per me sarà un esercizio difficile poiché  sono solo uno che si diverte con la matematica  a studiare come va il mondo e, qualche volta,  lasciandosi ammaliare  a studiare come va la società.

Verso la transazione naturalistica.

Vivremo tre transazioni. Tre transizioni che determineranno profondi mutamenti della società e dell’economia. Mutamenti che io definisco cognitivi ancor prima che sociali o economici. 

Vivremo una transazione dalla società dell’economia reale verso la società dell’informazione prima e per approdare , poi, alla  società della conoscenza. Abbandoneremo il paradigma dello scambio che determina il valore delle cose e si affermerà il nuovo paradigma della condivisone. La ricchezza non sarà più determinata dallo scambio  ma della condivisione della conoscenza. Condividendo varremo di più. Tale  transizione culminerà nella “svolta semantica” della società . Sia affermerà una nuova connettività di Internet. Una sorta di Internet due punto zero.  Daremo finalmente  un “senso” ed un “significato” alle cose che trattiamo. E questo produrrà nuova ricchezza. Una nuova forma di ricchezza economica e soprattutto “sociale”.  

La robotica e l’intelligenza artificiale produrranno beni e servizi per l’intera umanità. Anche se apriranno una serie di questioni complesse e profonde che ancora non comprendiamo. A chi apparterrà la ricchezza prodotta dalle macchine?  A tutti? A pochi? A chi possiede le macchine?   O a chi le concepisce? Come cambierà il lavoro? Che fine fa il lavoro dell’uomo? Dal punto di vista antropologico come l’individuo potrà partecipare alla costruzione della umana società?  Interrogativi  complessi e profondi a cui dovremmo mettere mano con pazienza.

La transazione naturalistica. 

Finalmente la transazione più attesa. Verso un nuovo rapporto con l’ambiente, la natura, il Pianeta. Io  immagino tale transazione in almeno tre fasi. 

La prima fase. La consapevolezza .

La prima fase è quella della consapevolezza. Il primo passo per risolvere un problema è quello di ammettere di avere un problema. Allora iniziamo ad ammettere  di avere un problema. Il Pianeta non può più tollerare gli oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti annui. Oppure  i duecentocinquanta milioni di tonnellate di plastica all’anno di cui l’ottanta per cento si riversa negli oceani. E che per effetto delle correnti oceaniche hanno formato cinque grandi isole di plastica galleggiante. La più grande di queste ha una estensione tra i settecentomila e due milioni di chilometri quadrati. Una massa imponente di plastica che sta contaminando la flora e la fauna del Pianeta. Dobbiamo ammettere di avere un serio problema con i mutamenti climatici indotti dall’effetto serra. Stiamo producendo un inarrestabile aumento della temperatura della superficie terrestre che avrà come conseguenza lo scioglimento dei  ghiacciai e una perturbazione delle correnti che distribuiscono il calore nel Pianeta. Il Clima sta cambiando radicalmente ed in modo imprevedibile. Gli effetti di tali c

iamenti  saranno  maxi  emergenze climatiche i cui effetti sono stimati in circa il quindici per cento del prodotto interno lordo mondiale e una previsione di oltre duecento mila vittime. 

La seconda fase. La fiducia nella scienza.

Io confido molto nella scienza e nella tecnologia  e nell’innovazione che essa sviluppa. Nel prossimo futuro avremo una nuova forma di mobilità elettrica, energia rinnovabile, l’avvento dell’era dell’idrogeno, materiali sempre più riciclabili, il realizzarsi dell’economia circolare, macchine capaci di produrre beni e servizi senza sprechi e scorie, la drastica riduzione della produzione di anidride carbonica e dei  gas serra, nuove forme di organizzazione del lavoro che ridurrà la necessità degli spostamenti, la disponibilità di organismi geneticamente modificati che avranno la missione di sintetizzare rifiuti e materiali pericolosi trasformandoli in sostanze inerti. La tecnologia e l’innovazione organizzativa ci consentirà di vivere in comunità  piccole, accoglienti, amichevoli, sostenibili in cui sviluppare nuove forme di coesistenza e di condivisione. Potremo ridurre drasticamente i nostri consumi materiali per aumentare drasticamente i nostri consumi immateriali: cultura, arte, spettacolo, sport, intrattenimento e nuove forme di socialità. 

La terza fase.  La naturalizzazione.

Non si tratta solo di modificare le nostre produzioni per rispettare l’ambiente o il Pianeta. No, la svolta è profonda e investe la  nostra stessa sfera cognitiva. Ovvero il modo in cui noi ci rapportiamo con il mondo.

Noi riconosceremo che il Pianeta - il Mondo - non è solo un palcoscenico neutro in cui interpretare i nostri  giochi economici. Con risorse infinite e immutabili.  Il Pianeta - il Mondo - è un protagonista dei nostri giochi economici e sociali. Interviene alla stessa stregua degli attori del gioco. Rivendica ruoli che finora non ha avuto. Noi consociamo le leggi della termodinamica con cui rapportiamo le nostre azioni economiche con il mondo e l’universo. Sono le leggi con cui riscrivere un nuovo patto. Non un nuovo patto per l’ambiente ma un patto con l’ambiente. 

E poi, se è vero che noi apprendiamo e conosciamo attraverso l’esperienza diretta con il mondo dovremo ammettere allora che la nostra intelligenza ci proviene dal mondo. Se ritroviamo il mondo di comunicare con il mondo allora potremo riformare le nostre capacità cognitive.

Noi conosciamo le leggi della fisica nella dimensione microscopica. E in tale dimensione sappiamo che  le cose, che tutte le cose,  si connettono in una specie di “groviglio” e che tramite questo “groviglio” restano connesse. Noi dovremmo imparare ad ammettere che questo “groviglio” esiste e  che determina il nostro rapporto con la natura. Ovvero determina il nostro rapporto con il mondo. Una sorta di Pandora dell’Avatara. 

 

Salvatore Cavallo

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